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Ancona greca tra cibo, storia e leggenda
"L'anima dell'uomo ha radici nello stomaco" scriveva Charles Bukowski nel Factotum, del 1975. E calza a pennello, se pensiamo alla nostra città, dalle antiche origini greche, dal nome greco, Ankòn, gomito, e a come, a distanza di 2400 anni, queste radici riemergano, non solo attraverso le testimonianze archeologice, ma anche attraverso la cucina. Sembra impossibile a distanza di tanti anni, eppure quel che resta dell'antica Grecia, una traccia, seppur debole, c'è ancora. L'hanno lasciata i fuggiaschi siracusani, quelli che scapparono dalla tirannia di Dionigi, che spadroneggiava sulla colonia greca dorica di Siracusa, e che approdarono ad Ancona, dandole il nome e fondando il primo insediamento greco-dorico, nel 387 avanti Cristo, sul colle Guasco.
Ancona in realtà era già abitata, ma questi esuli fecero la differenza. Costuirono sul colle Guasco un tempio, sul quale poi fu eretta successivamente la cattedrale di San Ciriaco.
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Kataifi - Greek Desserts
A Siracusa, nel lontano quinto secolo avanti Cristo, si mangiava certamente bene, e secondo la tradizione il tiranno andava ghiotto di un piatto, a base di pasta fritta, del tipo che oggi chiamiamo vermicelli o capelli d'angelo, a cui si aggiungevano acciughe salate, aglio, pan grattato e olio di oliva, a volte anche miele. Oggi questa pasta fritta ha un nome, si chiama kataifi, si trova nella cucina greca e mediorentale, come dolce, ma anche in un piatto speciale, col quale lo chef anconetano Elis Marchetti, dell'Osteria della Piazza, ha vinto il primo premio, a maggio scorso, a Brolo, provincia di Messina, al concorso nazionale dello stoccafisso. "Primo classificato - ci racconta Gilberto Graziosi, segretario dell'Accademia dello Stoccafisso all'anconetana - con un piatto di stoccafisso all'anconetana e nido di pasta kataifi". Probabilmente Elis non lo sa, ma oltre a tenere alto l'onore culinario della nostra città, con lo stoccafisso, ha recuperato quella traccia delle nostre origini greche, andando a proporre proprio la pasta kataifi.
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Consiglio direttivo dell’Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana
"Il piatto con cui ha vinto il nostro chef - continua Graziosi - racconta di un viaggio, quello dello stoccafisso, che conservato nelle cambuse delle navi viaggiava per mari lontani". E ci piace pensare che anche la ricetta tanto amata dal tiranno di Siracusa abbia viaggiato per mare, insieme a quegli esuli, che attratti dalla conformazione del nostro porto naturale, decisero di sbarcare e fermarsi qui.
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Ricostruzione ipotetica del tempio di Afrodite ad Ancona (Museo Omero)
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Resti del tempio di Afrodite ad Ancona
Molto si è detto sulle origini greche di Ancona, molto si è dibattuto sul tempio di Afrodite, in cima al colle Guasco. Secondo l'archeologo Lidiano Bacchielli, autore del "Domus Veneris quam dorica sustinet Ancona", il tempio greco, eretto dai Siracusani fondatori della città di Ancona, tra il 370 e il 380 a.C. in onore di Afrodite, sarebbe rivolto verso il mare, orientato a sud-est, a voler sottolineare che in questo caso Venere è protettrice dei marinai, e non della bellezza. E altre memorie greche si possono osservare passeggiando in città.
"Lungo via Volto dei Seniori - spiega Giorgio Petetti, esperto di storia locale - si può vedere il frammento più nuovo, blocchi di arenaria, dei resti delle antiche mura greche. E ancora, partendo da Palazzo degli anziani, e andando nella zona archeologica sul lungomare Vanvitelli, si possono osservare altri blocchi di mura portati alla luce". Ma ci sono altri luoghi in città, in cui il ricordo delle origini si fa presente. L'antica Fonte del Filello, anticamente chiamata Fonte Greca, nei pressi di Palazzo degli Anziani è uno di questi, "anche se - continua Petetti - ci sono ipotesi discordanti in merito. Poi c'è la necropoli ellenistica, un gioliello che la città tiene gelosamente per sè. Per visitarla bisogna chiedere il permesso all'Università, in quanto si trova dietro alla Facoltà di Economia e Commercio". Scavando per realizzare un parcheggio a più piani gli operai si imbatterono in questa necropoli, che offriva lo spettacolo di moltissime tombe, con tetto a capanna. "Il punto migliore di osservazione per vedere l'antico ankòn, il gomito che diede il nome alla città - spiega Petetti - è in alto, al Faro Vecchio. Ci si arriva facendo una bella passeggiata".
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Moneta greca di Ancona
Molti oggetti di uso quotidiano, epigrafi, gioielli, vasellame, e la moneta greca di Ancona, sono conservati invece al Museo Archeologico dell Marche. La moneta di Ancona riporta su un lato il profilo di Afrodite e sull'altro un braccio piegato, con la mano che stringe un ramoscello, forse di mirto, sacro alla dea. La stessa immagine compare nello stemma della città. Continuiamo questa "caccia al tesoro" e ci imbattiamo negli specchi ustori di Archimede, che secondo una leggenda, che lega insieme Siracusa e Ancona, sarebbero nascosti in una caverna del Monte Conero. "Al marinaio, che dal mare osserva il monte Conero - racconta Petetti - può succedere di vedere all'alba di un determinato giorno dell'anno, uno strano e abbagliante riflesso. Secondo la leggenda sarebbe il riflesso degli specchi ustori di Archimede, che i suoi seguaci in fuga da Siracusa avrebbero nascosto tra le caverne del monte Conero.
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Conero, ossia monte dei corbezzoli, komaros, in greco. E komaros, per un fenomeno di raddoppiamento della sillaba iniziale, diventa kokomaros, e poi cocomeri, cioè la parola con cui in Ancona e nella frazione del Poggio si indicano i corbezzoli. "Con questi - racconta ancora Petetti - si ricavava un vino che veniva usato, fino alla fine degli anni Trenta, in occasione di una festa dionisiaca, di chiara derivazione greca, che si svolgeva tra i boschi del Monte Conero, nel giorno della festa di San Simone". Tra vino di corbezzoli e feste dionisiache, storia e leggende Ancona la "greca" è ancora capace di stupire.

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