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Divertente, esilarante, ricreativa, vivace, corroborante, salutare... l’entrare in Ancona con l’auto. Sembra di essere parte integrante del cartellone del “Gioco dell’Oca”. Chi non lo conosce? Beh, se non l’avete mai giocato, entrare in Ancona con l’auto equivale a partecipare al “Gioco dell’Oca” più complesso mai creato da mente umana.

Sì, perché in una città, volenti o nolenti, qualche volta ci si deve avventurare con l’automobile. Magari per portare i figli a scuola, per ritirare compere, per andare dal medico, dall’avvocato, dal commercialista, semplicemente per rientrare a casa, oppure... (segue lista quasi infinita). No, vi prego, non citatemi quella banale frase: “Ma vacci in autobus, al centro! Ci sono o no i parcheggi scambiatori?”. E già, come fosse la soluzione al problema o la panacea ai mali stradali. Ma, diamine, io dovrei spendere due ore (se va bene) del mio permesso di lavoro o del mio ristretto tempo di papy o mamy-sitter per quei pochi secondi che ci vorrebbero ad espletare una commissione? E chi ho ammazzato, io, tapino cittadino?
Sapete qual è l’assurdo di questa rimostranza? E’ che colui che la scrive è un residente del centro storico, che colui che la scrive dovrebbe essere soddisfatto di ritrovarsi un corso senza auto, un corso senza smog (solo Corso Garibaldi, perché il resto della città è divenuta una bolgia dantesca, fra caos e CO2).
Ed invece volete sapere cosa ne pensa, colui che sta scrivendo, di quello che i nostri amministratori ci hanno “ordinato” di sposare come “inevitabile” e “civile” stato di cose? No, meglio che non lo dica! Però, posso enunciare alcuni fattori:
1) CORSO GARIBALDI sembra essere divenuto il Deserto dei Tartari, una landa desolata sei giorni su sette (guarda caso il sottoscritto ha il suo ufficio in Corso Garibaldi, per cui giornalmente cònstata il fatto); una triste landa, che per l'intera mattinata è visibilmente disseminata di camioncini, auto da trasporto, et similia che caricano e scaricano in continuazione le merci delle attività di tutta la zona (più che isola pedonale sarebbe da definire “isola camionabile”);
2) CORSO STAMIRA è una scia di smog a mono senso di marcia, una via divenuta pericolosissima da attraversare; pericolosa ed inutile, perché non vi si accede da e non porta in nessuna parte strategica della città
3) la GALLERIA S. MARTINO è una pompa che soffia auto verso la città, senza mai aspirarne per liberarla (sempre perché a mono senso di marcia);
4) della VIA S. MARTINO che conduce alla Galleria del Risorgimento è meglio non parlarne; Dario Argento non avrebbe potuto ideare scene di traffico urbano più inquietanti:
5) i PARCHEGGHI SOTTERRANEI sono delle sanguisughe... anzi eurosughe (quello di Piazza Pertini è una indegna e vergognosa gabella!);
6) la oramai famosissima VIA PODESTI, fino a ieri vicolo neanche contemplato nelle piantine dei navigatori satellitari, oggi è divenuta “Autostrada Podesti”, oltretutto senza guard-rail, con rischi impensabili per ogni pedone.
Ribadendo il potenziale vantaggio che ne potrebbe trarre il sottoscritto “residente/pedone” nel vivere Corso Garibaldi, cito semplicemente un suo problema nel momento in cui, il sottoscritto “residente/automobilista”, decide di salire in auto per uscire dalla città.
Lascio immaginare, ai miei amati concittadini, il terrore comparso nella mia mente, l’altro giorno, quando, dopo aver percorso pochi metri dal parcheggio conquistato con tanta fatica ore prima quale residente in via Oberdan, mi sono accorto che avevo lasciato il cellulare a casa e quindi - considerato che con la “bestia” ci lavoro - dovevo assolutamente rientrare per recuperarlo. Ecco iniziato il “Gioco dell’Oca”: non potendo contare sul libero arbitrio nella scelta di strade alternative o solo costeggiare l’auto per pochi secondi, ho dovuto fare un giro completo della città passando per la Galleria S. Martino e beccarmi una fila da casello dell’Autosole per ritornare in via Oberdan dove, logicamente, non sono riuscito a trovare un maledetto piccolo spazio per parcheggiare. Cosa avrei dovuto fare: andare in un parcheggio scambiatore? Mica sono pazzo! Ho preferito lasciare il cellulare a casa! Tralascio le parolacce, impropèri, fulmini e saette che ho lanciato! E, badate bene, non ero il solo a sbracciare, urlare, inca…volarsi dentro l’auto. Chissà quanti sfigati stavano girando il “cartellone” da ore in cerca di parcheggio (oltretutto TUTTI a pagamento, contrariamente a legge ben definita che prevede tanti spazi liberi per tanti spazi blu).
No, cari concittadini o cari amici che entrate in centro per lavoro o che venite per visitare Ancona, il “grande” capoluogo marchigiano: Ancona non è più facilmente fruibile, né per chi ci vive né per chi vorrebbe viverla, magari solo per qualche minuto con una semplice “incursione mondana”, magari proprio in Corso Garibaldi! Ancona non è più facilmente vivibile se consideriamo anche l’aumento degli scarichi di anidride carbonica in aumento nelle aree “non Corso Garibaldi” (tutta imperniata in questa via l’attenzione dei Verdi?).
Nel malcontento generale (qualche eccezione a parte... o di parte?), Ancona sta perdendo la partita sul “tabellone” regionale rivolto al turismo. Certamente non per una sacrosanta area pedonale, ma per il suo caos viario, imputabile ad una assurda impostazione, nonché per la scarsità di servizi offerti ed un’immagine non tanto precisina (vedi Piazza Cavour) o per le sue assurdità urbanistiche (vedi Piazza Pertini, o Piazza d’Armi)... ma queste sono storture architettoniche di un’altra storia!
Non vorrei dare l’idea di un sovversivo, di chi non ama la sua città o la pedonalizzazione dei centri storici: viaggio molto e conosco centinaia di realtà nazionali, ben gestite, gradevoli da vivere e pedonalizzazioni giustificate. Ma Ancona, per la sua morfologia e per una rete stradale limitata, vive la sua viabilità attraverso due sole strade: Corso Garibaldi e Corso Stamira. Chiuderne una ha significato dare una serie di problemi alla città, nettamente superiori ai vantaggi inscrivibili alla pedonalizzazione di un centro “storico”, che poi Corso Garibaldi di storico non ha proprio nulla.
Chi scrive, abita, lavora, produce e vive da sempre in questa città. La ama tanto da non avere avuto mai il “coraggio” di lasciarla per lidi più appetibili. Conosce la storia recente ed antica di questo meraviglioso “gomito” italiano. Ma, chi scrive, è dolorosamente spaventato dalla rassegnazione del popolo anconitano, dal suo accettare ed assimilare comportamenti e gestioni non “intelligenti” di alcuni. Da tempo, su molti fronti, gli anconitani sembrano inermi verso un comportamento “dittatoriale” di un’amministrazione non attenta alle grida di scontento unanime dei cittadini, ricordiamolo, unici “padroni” della loro città.
Rivolgiamoci all’amministrazione tutta, senza sfogare - come è uso comune fare - il personale malcontento sul solo Signor Sindaco (anche perché non è possibile immaginare che un’unica mente possa risolvere macroscopici difetti in una microscopica città come lo è Ancona: “ce ne vole de fantasia!”). Appelliamoci all’intelligenza, umiltà e buon senso di questa amministrazione, chè lavori al meglio con e per quanti hanno dato loro il “mandato di rappresentanza”.
Vogliamo mantenere la zona pedonale al centro? Va benissimo! Ma variamo la viabilità adiacente, che è zeppa di elementari deficienze.
Comunque sia, cari anconitani, ognuno ha ciò che merita! Noi, sicuramente, ci meritiamo di essere fredde pedine di un cartellone del “Gioco dell’Oca”!
Ma a me non piace perdere... in questo caso la mia amata città!

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